Ti fidi dell’interprete?

 

In quali rischi incorri se ti affidi a un interprete consecutivista o simultaneista non professionista

Perché fidarsi dell’interprete a volte è difficile?

Chi si rivolge a un interprete, magari non professionista, a volte avverte sfiducia perché si trova in situazioni surreali, simili alla celebre scena del film Lost in Translation – L’amore tradotto. Bob, l’attore statunitense interpretato da Bill Murray si ritrova in Giappone sul set di uno spot che pubblicizza un famoso whisky e l’interprete che lo affianca traduce molto succintamente le articolate istruzioni del regista giapponese. Con fare incredulo chiede all’interprete: “Ha detto solo questo?” e poi ancora “E’ tutto qui? Sì, insomma, sembrava che avesse detto un sacco di altre cose”.

Perché rivolgersi a un professionista?

Per quanto ilari, se viste dall’esterno, situazioni simili sono all’ordine del giorno, purtroppo, quando l’interprete al quale ci si affida non lo fa di professione e non ha generalmente completato un percorso di studi adeguato. Ne consegue, banalmente, che non dispone delle tecniche necessarie per ricostruire più frasi nel caso dell’interpretariato in consecutiva e che tende a riassumere estremamente i concetti perdendosi importanti sfumature per strada o che non sa gestire un oratore che parla rapidamente se l’interpretariato avviene in simultanea. Se ti stai chiedendo quale sia la differenza tra l’interpretariato in simultanea e in consecutiva, qui potrai trovare una rapida spiegazione.

L’identikit dell’interprete professionista

Un interprete di conferenza normalmente ha completato un percorso di studi presso una delle scuole interpreti riconosciute in Italia o all’estero, ha trascorso periodi prolungati all’estero per migliorare la propria conoscenza della/delle lingua/lingue straniera/e e per vivere immerso nella cultura che si cela inevitabilmente dietro a ogni lingua. Un interprete è un avido lettore, è curioso, conosce un poco di tutto e soprattutto non si annoia mai. Un interprete non smette mai di imparare e di affinare anche la propria lingua madre, perché sa che è il suo bene più prezioso. Un interprete rispetta il codice deontologico della professione, mantiene il massimo riserbo sugli argomenti tra i più disparati che si trova a tradurre per svariati clienti, dall’operaio all’amministratore delegato. Un interprete si prepara ad ogni incarico con la massima scrupolosità, richiede materiale al proprio cliente per entrare a contatto con il micro-linguaggio che ogni settore utilizza. Un interprete non dà mai veramente nulla per scontato, fa quello che fa per passione e ci mette la faccia oltre che la voce.

Come scegliere un vero interprete?

 

Se ti stai chiedendo se trovare un vero interprete sia difficile come cercare un ago in un pagliaio, non temere. E’ sufficiente fare una ricerca sul sito dell’AIIC, l’Associazione internazionale di interpreti di conferenza per individuare il professionista che fa al caso tuo, per tutte le principali combinazioni linguistiche, in Italia o in tutto il resto del mondo!